
BREVE STORIA DI OPHIS
OPHIS nasce nel 2011 dalla passione, dall’impegno e dalla curiosità di Alessandro Paterna verso il mondo dei rettili e degli anfibi. Sin da piccolissimo si dimostra affascinato da questi animali, con un occhio di riguardo verso i serpenti, soprattutto per i colubridi autoctoni e del vecchio mondo in generale, tutt’oggi ancora incompresi da molti.
Oltre allo studio delle specie in ambiente controllato, OPHIS riversa il suo interesse anche nella conservazione, ovvero la ricerca e lo studio degli animali nei loro habitat naturali, dove oltre al materiale fotografico, vengono raccolti dati e campioni delle specie rinvenute, sempre nel rispetto di quest’ultimi e dell'ambiente in cui vivono.
Si impegna nella divulgazione scientifica, organizzando corsi, incontri didattici e lezioni in materia erpetologica, coinvolgendo enti pubblici e privati. Collabora con enti pubblici come provincia, ASL, Comando dei Carabinieri Forestali, vigili del fuoco e vigili ambientali per la tutela della fauna minore, il recupero, la cura ed il rilascio dell'erpetofauna locale.
Nel 2020, l'associazione apre al pubblico il suo laboratorio, installando una sezione paleontologica concentrata principalmente nel recupero, nella preparazione e nello studio dei fossili di grandi vertebrati mesozoici nordafricani.
Svolge appuntamenti didattici presso gli istituti scolastici e in sede, e offre servizi di formazione/tirocinio universitario.
TRA LE SCOPERTE SCIENTIFICHE PIU' IMPORTANTI
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La riclassificazione dei colubroidi Europei
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Fino al primo ventennio del nuovo millennio si credeva che la maggior parte dei colubroidi Europei fosse "aglifa", ovvero che disponesse di una dentizione omodonte, tipica dei serpenti non velenosi e delle specie più basali, come boa e pitoni. Alcune specie europee invece sono da sempre considerate "opistoglife", ovvero che dispongono di zanne mascellari posteriori allargate e/o modificate ed una ghiandola velenifera (ghiandola di Duvernoy) sviluppata. Questo è il caso delle due specie sorelle di colubro di Montpellier Malpolon monspessulanus, Malpolon insignitus, il serpente gatto Europeo Telescopus fallax, ed il falso colubro liscio Macroprotodon cucullatus, in cui questo sistema velenifero viene utilizzato per la sottomissione delle prede, e solo raramente può causare conseguenze nell'uomo. Questo perché a differenza dei serpenti velenosi che dispongono di zanne frontali cave ed un sistema velenifero ad alta pressione (front-fanged), le zanne velenifere dei serpenti opistoglifi (rear-fanged) sono piene, e appunto posizionate nell'estremità posteriore delle mascelle, dove l'inoculazione del veleno avviene tramite morsi prolungati o masticati.
In un primo studio del 2023 (Paterna, 2023) abbiamo scoperto come il più comune serpente Italiano, il biacco Hierophis viridiflavus, fosse in realtà opistoglifo, disponendo di due paia di zanne mascellari posteriori modificate con solchi aperti e carene, ricoperti da guaine, connesse ad una ghiandola velenifera sviluppata. Come in molte specie opistoglife, le zanne posteriori non sono solo allargate e modificate, ma ravvicinate tra loro e distanziate da un diastema dai denti più anteriori, che a loro volta hanno una forma e inclinazione diversa. Anche l'osso mascellare presenta una deviazione verso il basso in corrispondenza delle zanne, che le porta in posizione più ventrale rispetto al resto dei denti. Esami istologici svolti nel secolo scorso hanno dimostrato come le ghiandole dei serpenti frusta paleartici fossero prettamente sierose, ed esperimenti su piccole cavie ne hanno rivelato anche la tossicità delle secrezioni. Nel lavoro oltre a scoprire e dimostrare la natura opistoglifa del biacco, vengono effettuati degli esami di controllo su altre specie simpatriche, come il colubro ferro di cavallo Hemorrhois hippocrepis, strettamente imparentato con il biacco, e che si rivelerà anch'esso opistoglifo; la natrice dal collare barrata Natrix helvetica, che dispone di grandi ghiandole velenifere siero-mucose e zanne mascellari posteriori con una importante carena distale; il colubro di Esculapio Zamenis longissimus, che al contrario è privo di ghiandole velenifere sviluppate e di zanne mascellari posteriori allargate e modificate.
Questo studio che ha rivoluzionato le nostre conoscenze su questi rettili è stato in realtà solo la punta dell'iceberg per quel che riguarda la comprensione e la riclassificazione dei serpenti Europei. L'anno seguente uscirà un secondo lavoro (Paterna & Grano, 2024) in cui si analizzerà la dentizione degli altri serpenti frusta paleartici, parenti del biacco, e si scoprirà che tutti i generi: Spalerosophis, Hemorrhois, Platyceps, Hierophis e Dolichophis, condividono il modello opistoglifo, che comprende ghiandole velenifere, guaine e zanne mascellari posteriori allargate e modificate. Sono presenti differenze tra i vari taxa nel numero di zanne, nella loro morfologia e nelle dimensioni delle ghiandole velenifere, fino ad arrivare alla totale repressione di queste strutture nel genere più derivato, quello dei serpenti nani Eirenis. L'ecologia di questi piccoli serpenti ne ha riscritto la biologia, in cui il sistema velenifero sopra descritto è stato rimpiazzato da una dentatura più robusta e meno affusolata, adatta a sostenere la pressione generata nel mordere prede che presentano un esoscheletro duro, ovvero gli artropodi di cui le specie appartenenti al genere si nutrono principalmente. Nello studio si analizza quindi come il modello opistoglifo/rear-fanged sia una plesiomorfia all'interno del clade dei serpenti frusta (whipsnakes), e nelle specie incluse nei gruppi più basali, come il falso colubro liscio Macroprotodon. A dimostrazione dell'effettiva natura opistoglifa, vengono anche riportati tutti i casi in cui il morso dei serpenti frusta ha generato conseguenze nell'uomo.
Nel terzo lavoro della trilogia (Paterna, 2024) vengono esaminati tutti i colubroidi Europei con la stessa chiave acquisita nei lavori precedenti. Fino all'anno precedente, su dodici generi di colubroidi tre erano considerati opistoglifi, ed i restanti "aglifi". Tramite le nuove analisi si scopre invece che i generi opistoglifi, o meglio rear-fanged in questo caso, sono la maggioranza, e i generi "aglifi" sono solo tre. Questi sono i serpenti nani del genere Eirenis, che abbiamo trattato precedentemente, ed i ratsnakes del vecchio genere Elaphe (Fitzinger 1833) che comprende Elaphe e Zamenis. Questi ultimi sono tra i generi più derivati in cui lo sviluppo di una potente costrizione ha portato alla repressione del modello opistoglifo, condiviso invece da tutte le specie più basali, e dagli antenati dei colubroidi, da cui si sono evoluti poi i modelli proteroglifo e solenoglifo, proprio degli elapidi e dei viperidi rispettivamente. I serpenti dei ratti, come il cervone, il colubro di Esculapio, il colubro leopardino ed il colubro scala mancano di zanne posteriori modificate e di una ghiandola velenifera distinta. Oltre a descrivere nel dettaglio le differenze anatomiche tra il modello opistoglifo e quello "aglifo" derivato, si evince come la presenza delle guaine che ricoprono le zanne allargate e/o modificate (prerogativa di tutte le zanne velenifere nei diversi sistemi dentali) siano facilmente identificabili negli archi palatali delle specie rear-fanged/opistoglife, mentre sono assenti nei ratsnakes e nelle specie aglife.
Il termine aglifo è riportato più volte tra virgolette perché oggi questo non è più adatto a descrivere la natura dei taxa Europei (tutti colubrini) che non dispongono più di un sistema velenifero attivo. Residui di modifiche nelle zanne e piccole ghiandole di Duvernoy sono presenti in molti ratsnakes, a differenza delle specie più basali in cui questi tratti non sono mai stati presenti.
L'Europa, e di conseguenza l'Italia, presenta ora un larghissimo numero di serpenti "velenosi", di cui però non dobbiamo cambiarne la considerazione che ne avevamo in precedenza, dal momento che il loro veleno ha lo scopo di aiutare la sottomissione di piccole prede, e generalmente non provoca conseguenze nell'uomo in caso di morso. Velenoso non significa pericoloso per l'uomo, ma da ora in avanti è comunque bene prestare attenzione a queste nuove evidenze.
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VIDEO CONSIGLIATI PER APPROFONDIRE
CURIOSITA'
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I ratsnakes, i serpenti del vecchio genere Elaphe
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Sono il gruppo più derivato della sottofamiglia dei colubrini, in cui lo sviluppo di una forte costrizione ha pian piano represso il modello opistoglifo condiviso dai loro antenati. Questi rappresentano una buona parte dei serpenti per i quali abbiamo un occhio di riguardo. Il genere Elaphe (Fitzinger 1833) comprendeva più di quaranta specie di ofidi appartenenti a tre diversi continenti, quello europeo e quello asiatico dove spossiamo trovare le specie del “vecchio mondo”, e quello americano dove invece vivono quelle del “nuovo mondo”. La parola Elaphe deriva dal greco, Élaphos che significa cervo. Questa classe di ofidi è distribuita più o meno in maniera continua in una fascia che si estende dal tropico del cancro fino all’equatore, spostandosi ai margini della distribuzione delle specie fino a 10° a sud, e a 50° a nord di quest’ultimo, e comprende alcuni tra i più belli e interessanti esemplari di colubridi del pianeta.
Questo genere è stato riclassificato da pochi anni, rinominando la maggior parte dei suoi rappresentanti, per mantenere i nomi originari solo in alcuni casi di specie appartenenti al vecchio mondo, e ancora oggi il genere è costantemente tassonomicamente revisionato. In Italia le specie appartenenti a questo gruppo sono: il cervone Elaphe quatuorlineata, il colubro di Esculapio Zamenis longissimus, il colubro di Esculapio Italiano o "saettone occhi rossi" Zamenis lineatus, ed il colubro leopardino Zamenis situla.
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Il culto dei serpenti in Abruzzo
È importante ricordare anche il ruolo che i colubridi hanno nella nostra cultura. Tra i casi più famosi c’è la festa di San Domenico a Cocullo (AQ), dove ogni primo giovedì del mese di maggio, i cittadini organizzano una vera e propria parata, con una processione che porta in giro per le strade del paese la statua del santo adornata da serpenti. Vengono utilizzati per la maggior parte esemplari di Elaphe quatuorlineata, ma non è raro trovare nelle mani dei serpari anche Zamenis longissimus, Hierophis viridiflavus e Natrix helvetica. La gente del posto attribuisce a San Domenico la capacità di evitare il morso degli animali, nel nostro caso quello dei serpenti, e di conseguenza il paese di Cocullo è conosciuto da sempre come “il paese dei serpari” (citazione presente anche sul cartello stradale presente sulle vie di entrata al paese). Sono proprio gli stessi abitanti a procurare ogni anno i serpenti necessari alla riuscita della manifestazione. Il culto ha comunque origine pagane antecedenti alla religione cristiana. Si pensa infatti che quest’ultimo risalga ai tempi dei Marsi, dove il culto e l’immagine della dea Angizia (protettrice dai veleni) sia in seguito stata attribuita l’immagine del santo con l’insediamento dell’attuale religione cattolica. Una festa simile si svolge a Pretoro (CH), sempre nel territorio Abruzzese e nello stesso periodo dell'anno, dove è sempre presente la figura di San Domenico. In questo piccolo centro, nella mattina, i ragazzi del paese danno luogo alla “processione dei serpari”, a seguito della quale verranno premiati i tre partecipanti che hanno catturato i serpenti più lunghi.